IL CONTRIBUTO DELL'AGORDINO ALLA STRATIGRAFIA DELLE DOLOMITI

A cura del Prof. Alberto bertini

I geologi quando rilevano un territorio tendono a raggruppare le rocce che presentano caratteristiche simili in Formazioni a cui appartengono gli strati rocciosi che sono distinguibili da quelli adiacenti sia superiormente che inferiormente e anche lateralmente. In questo modo possono rappresentare su una carta geologica l’insieme delle rocce affioranti che possono servire come termine di paragone per affioramenti simili in altre località.

Ecco che spesso viene attribuita alla sequenza di rocce un nome che ne spieghi, oltre alle caratteristiche litologiche principali, anche il luogo dove sono state studiate per la prima volta. L’Agordino ha fornito numerosi affioramenti rocciosi agli studiosi che nel passato si sono occupati di geologia delle Dolomiti e che hanno così contribuito a rendere la nostra vallata famosa a tutte le persone interessate a queste ricerche.

Partendo dalle formazioni geologiche più antiche, con un’età che supera i 540 milioni di ani, troviamo la Formazione del Col di Foglia con rocce metamorfiche tra cui le filladi, rocce scistose dal colore argentato derivate da trasformazioni a temperature non elevate da argille deposte in vecchi bacini marini. Da ricordare che nei pressi del Col di Foglia sono stati trovati i più antichi resti di microorganismi simili al polline che ne hanno permesso la datazione.

Abbiamo poi la Formazione di Rivamonte, sempre appartenente al quelle antichissime rocce metamorfiche che formano il cosiddetto Basamento su cui poggiano tutte le Dolomiti, dal colore variabile dal verdastro al grigio. In tutte le Dolomiti affiorano rocce appartenenti alla Formazione di Werfen, la prima vera formazione di origine marina, suddivisa in vari gruppi chiamati membri ed orizzonti: con nomi che si rifanno a località agordine citiamo l’Orizzonte di Andráz (circa 252 milioni di anni fa), con rocce molto friabili e livelli di gesso ad indicare un ambiente lagunare con superfici emerse e deposizione di fanghi.

Sempre alla formazione werfeniana appartiene il Membro di Cencenighe (circa 248 milioni di anni fa), già noto dal 1902 negli studi della grande e famosa geologa scozzese Oogilvie Gordon, autrice di numerosi studi nell’intera area dolomitica: questo membro viene però “ufficializzato” e riconosciuto nel 1977 in uno studio sull’Agordino e confermato poi nel 1983. La Formazione di Werfen si chiude con l’ultimo membro, il nono, istituito nel 1982 e oggi conosciuto dai geologi di tutto il mondo: si tratta del Membro di San Lucano (circa 247 milioni di anni fa) con i suoi colori variabili dal rosso al verdastro è costituito da rocce argillose, dolomie e calcari con numerose fratture dovute all’essicamento in ambiente a volte subaereo.

Nel 1978 l’agordino diventa famoso anche per il riconoscimento del cosiddetto Conglomerato di Voltago, un insieme di ciottoli derivati dall’erosione di una antica piattaforma carbonatica chiamata Dolomia del Serla Inferiore, un tempo nota come Dolomia di Frassenè, e di rocce werfeniane. Sempre nello stesso studio, nel 1978, viene descritta in vari affioramenti della nostra vallata la Formazione di Agordo depositatasi nell’Anisico e suddivisa nelle Calcareniti di Listolade e Calcari scuri del Torrente Framont: si capisce che la conca agordina ha un ruolo fondamentale nella ricostruzione geologica delle Dolomiti intere.

Oggi la località di Morbiach è nota per il supermercato, il distributore e insediamenti industriali: ai geologi invece la frazione di Cencenighe è conosciuta per i calcari scuri che sono stati studiati e descritti per la prima volta nel 1978: si tratta di calcari che affiorano in tante località dolomitiche e si sono deposti circa 243 milioni di anni fa in lagune e bacini di acque poco profonde. Quella di Livinallongo del Col di Lana è poi universalmente riconosciuta come valle dove anche i vecchi geologi austriaci con i loro studi avevano descritto quegli strati rocciosi, a volte ricchi di fossili, che vanno sotto il nome di Formazione di Livinallongo, il cui vecchio ed originario nome Buchenstein è stato sostituito con quello italiano nel lontano 1930 da Bruno Castiglioni.

Anche la Marmolada è conosciuta dai geologi che studiano le Dolomiti per aver dato il nome al Calcare della Marmolada, la formazione che costituisce il gruppo omonimo con le Cime d’Auta, il Fop e l’Ombrettola, ed il Conglomerato della Marmolada, un insieme di ciottoli vulcanici derivati dallo smantellamento di due grandi vulcani un tempo ubicati in Val di Fassa nella zona di Predazzo e dei Monzoni.

Il calcare della Marmolada che costituisce la quasi totalità della Regina delle Dolomiti è sfuggito per cause ancora in corso di studio e non del tutto comprese al processo di dolomitizzazione che invece ha interessato molti gruppi dolomitici.

Percorrendo la strada che risale la Val Fiorentina si notano, come ad esempio nei pressi del Belvedere, sfere rocciose scure accatastate caoticamente che ricordano le lave a cuscini (pillowlavas) e sono costituite da sabbie vulcaniche deposte sul fondo marino ed interessate da movimenti franosi: si tratta delle ialoclastiti, ovvero rocce detritiche derivate dall’erosione della crosta vetrosa (ialos = vetro) delle lave sottomarine. L’insieme di queste rocce è stata descritta nei secoli scorsi ed è stato chiamato con il nome di Formazione del Fernazza, dal nome della montagna agordina.

In definitiva si capisce come il territorio agordino sia stato importante per gli studi sulla geologia delle Dolomiti e come nella nostra bella vallata esistano paesi che sono conosciuti in tutto il mondo per la loro valenza geologica.

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