Orto agordino, tradizioni che resistono, cultura della sostenibilità

A chi non è capitato di fare una passeggiata in Agordino e imbattersi in un piccolo orto di montagna?

Quì , tra le Dolomiti, quasi tutte le famiglie hanno un orto; solitamente in piccoli o grandi appezzamenti, i montanari, per tradizione, coltivano la terra !

Ovviamente i nostri orti hanno caratteristiche ben diverse dalle coltivazioni in pianura, vediamole insieme.

Il fattore limitante in montagna è la temperatura: l’orto ha un solo breve ma intenso ciclo produttivo, nei mesi estivi (da metà maggio a metà settembre): sconsigliate melanzane, peperoni e ortaggi a ciclo produttivo lungo, come la zucca.

La temperatura influisce anche sulle specie che maggiormente si adattano al clima dolomitico; negli orti Agordini possiamo trovare:insalate e lattughe di diverso tipo, rucola, spinaci, coste, radicchi, fagioli, papate, fagiolini, piselli, cavoli cappucci, cipolle, carote, zucchine e cetrioli. I più temerari coltivano anche i pomodori: l’importante è che vengano posizionati in siti soleggiati ( il sapore dei pomodori di montagna è unico, provatelo). Tipiche anche le piante aromatiche come salvia e basilico.

Nelle vicinanze degli orti possiamo trovare anche alberi da frutto: lamponi, more e fragole che faranno la felicità di grandi e piccini.

L’orto è il regno delle donne in montagna: le troverete accovacciate , mentre seminano , oppure mentre “aiutano” le piante come i fagiolini, accumulando un po di terra attorno al gambo; le potete vedere mentre tolgono con le mani, con grande maestria, le erbacce dalle coltivazioni (raramente utilizzano strumenti come la zappina), senza danneggiare le coltivazioni nelle vicinanze.

L’orto in montagna dura purtroppo solo 4 mesi: per questo seminiamo verdure che possono essere poi essere congelate e consumate durante il lungo inverno. Le nostre nonne raccoglievano la verdura a fine ciclo, la facevano a pezzettini, preparando, addirittura, il sacchetto pronto per fare il minestrone durante le fredde sere invernali. Tutti abbiamo qualche segreto che custodiamo per fare l’orto, tramandato dalle nostre nonne: mia mamma, ad esempio, ha ancora i semi della rucola di mia nonna che non c’è più: quest’anno dovrà lei “fare” i semi dalla rucola che nascerà, altrimenti il seme antico sarà perduto.

Il tempo per le coltivazioni è davvero poco, ma a nostro favore abbiamo l’aria pura e sana della montagna, l’acqua cristallina delle nostre sorgenti con cui innaffiamo l’orto ( la pioggia, classica nelle sere più calde, a volte ci aiuta e ci “bagna” l’orto la sera, risparmiandoci un lavoro) , che rendono la nostra verdura ricca di un sapore antico, sapore di montagna.

Anche quest’anno, dopo Vaia, abbiamo tutti con speranza fatto il nostro orto e come ogni anno, da secoli e secoli la Terra non ha deluso le nostre aspettative: ci ha omaggiato nuovamente con i suoi frutti, e noi non dobbiamo che esserle immensamente grati per questo meraviglioso regalo!